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betaniaNel nostro territorio la malattia mentale è diventata un'emergenza: alto è l'indice dei malati, poche sono le risposte anche se c'è molta buona volontà.

Trent'anni fa il 13 maggio del '78, venne approvata la legge Basaglia – n. 180. Cancellò la barbarie dei manicomi e tentò di restituire il sentimento della dignità ai malati mentali. Un tentativo nobile, ma la legge in Sardegna come in molte parti d'Italia, dopo vent'anni dall'approvazione non era ancora applicata, ed ancora oggi molto resta ancora da fare per i malati mentali sia nella coscienza della gente che nel campo della sanità: non è la legge che in parte ha fallito ma la sua applicazione, è la cura dei pazienti, le sue modalità, il come viene affrontato il dolore mentale; prima dei "luoghi" anche se non è stato facile renderli più umani, il problema ancora è una certa cultura psichiatrica priva di ogni orizzonte etico: "il malato è un oggetto, chiuso in gabbia, diagnostiche senza senso e senza anima su cui si utilizzano a volte sempre e solo lo strumento dei farmaci magari per sedarli se sono maniacali o per eccitarli se sono depressi", così scrive Luciana Sica in Repubblica.

Intervenire sul disagio mentale e sulla sofferenza mentale vuol dire creare un circolo virtuoso: l'amore crea relazioni di solidarietà, di sostegno, affettivamente forti; vuol dire impegnarsi perché a tutti i "malati di mente sia dato accesso alle cure necessarie" (reparti di diagnosi e cura, day hospital, centri residenziali, case famiglia, appartamenti alloggio, l'inserimento in famiglia).

Anche la famiglia del malato mentale va sostenuta perché possa aiutare il suo caro. Come anche vanno sostenuti i professionisti del settore che rischiano troppo facilmente di andare in burnout (bruciarsi).

Appena due anni fa la Caritas Italiana offriva per la riflessione il sussidio "Un dolore disabitato, sofferenza mentale e comunità cristiana" per promuovere, "un'attenzione, un'accoglienza, una cura, una cultura e una politica sanitaria e sociale più adeguata nei confronti delle persone malate di mente e delle loro famiglie".

Ci sarebbe una domanda da farci: quanti sono convinti che interessarsi della sofferenza mentale, nelle sue varie espressioni di disagio, disabilità e malattia, sia compito di tutti noi e non solo dei vari specialisti che a livello terapeutico sociale lavorano in questo campo?

La chiesa stessa, mistero di comunione, è chiamata ad essere antidoto contro la grave carenza relazionale di cui è malato il nostro tempo, il quale favorisce lo svilupparsi del disagio mentale e non ne permette la guarigione. All'interno stesso della chiesa, è sempre il documento che denuncia, è ancora presente il pregiudizio e la paura di fronte al malato mentale e l'esclusione nei suoi confronti.

Spesso la causa è la disinformazione. Per questo bisogna dedicare tempo e creare occasione per conoscere il problema della malattia mentale, le possibili soluzioni, gli interventi da attuare, i servizi disponibili e le possibili collaborazioni.

I disturbi mentali sono frutto di un intreccio di fattori genetici, biologici, psico-sociali e ambientali. La risposta non può che essere un'alleanza tra diversi soggetti, discipline professionalità, servizi e risposte; una rete di risposte in cui anche la comunità cristiana diventa luogo in cui la cultura della condivisione e della collaborazione trova il terreno buono per maturare ed esprimersi, sia a livello spirituale che economico, politico, sociale e culturale. Abbiamo tutti degli impegni importanti da assumere: non solo non emarginando una sofferenza che ci disturba ma anche trasformando i nostri ambienti di vita in "comunità sananti" che curano, si prendono cura e offrono un sano contenuto relazionale e sociale.

Consci di questa emergenza il Centro d'Ascolto istituì sin dal 1990 il "Servizio Psicologico" con un gruppo di volontari chiamato "Siloè". Da questo gruppo nacque l'idea della Comunità Betania.

La Comunità Protetta "Betania" (loc. Terramaistus – Guspini) è stata fondata dall'Associazione di Volontari Centro d'Ascolto Madonna del Rosario di Villacidro, nel 1997.

Nasce nell'accordo tra l'ASL del territorio e il Volontariato, che assieme la gestiscono: l'ASL fornisce i servizi medici e specialistici e l'Associazione gestisce la vita di Comunità (alberghiera, pedagogica riabilitativa, servizi). Il principio della sussidiarietà tra pubblico e privato ha reso possibile una sinergia di risorse a beneficio degli ospiti sommando le positività.

In un primo momento gli ospiti della Comunità erano tutti ex O.P.; oggi, con il passare degli anni e cambiando le necessità, la Comunità è in grado di ospitare 15 ospiti con patologie psichiatriche gravi provenienti non solo dal territorio dell'ASL 6 ma di tutta la Regione, alcuni di loro provengono dal carcere giudiziario.

La Comunità Betania è accreditata dalla Regione Autonoma della Sardegna come "Comunità Psichiatrica" per 15 posti (Determinazione n° 1142/4° Serv. Del 1 Luglio 2003) ed è regolarmente convenzionata con l'ASL 6 di Sanluri.
 

Per l’accoglienza ci si rivolge al Centro d’Ascolto Madonna del Rosario oppure alla direzione della Comunità stessa –

Tel. e Fax 0709797067 

Email:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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