La Caritas diocesana di Ales-Terralba presente al convegno nazionale delle Caritas diocesane a Sacrofano

21 Aprile 2026

L’azione della Caritas non può più limitarsi a “medicare le ferire” dei poveri ma deve diventare sempre più “coscienza critica” della società. Ossia compiere un’azione profetica di advocacy a loro favore, assumendo il ruolo di difesa dei diritti dei poveri.

Sono le parole che hanno risuonato forte lungo i quattro giorni di lavori del 45° Convegno nazionale delle Caritas diocesane a Sacrofano, dal 16 al 19 aprile. Un appuntamento che ha visto la partecipazione di 514 delegati (tra cui 110 giovani) provenienti da 160 diocesi italiane, che hanno riflettuto sul tema “Imparate a fare il bene, cercate la giustizia (Isaia, 1,17) Annunciare il bene e promuovere l’umano”.

Durante le conclusioni don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, ha invocato una vera e propria “metamorfosi della carità” e un impegno radicale per “debellare le ragioni” di povertà e ingiustizie, opponendosi a una narrazione pubblica che tende a trattare la povertà “come una colpa” o uno “spettacolo del dolore”.  Don Pagniello ha ribadito che “la carità e l’impegno per la giustizia vanno di pari passo”. In questo senso, l’advocacy diventa una forma alta di carità che interroga i meccanismi che producono povertà, affinché la voce degli ultimi possa essere davvero ascoltata dalle istituzioni.

Durante il convegno sono emerse proposte concrete sulla questione abitativa, definita la “nuova frontiera della povertà”, che richiede la creazione di tavoli permanenti tra Caritas e istituzioni. Anche il digitale per alcuni può essere motivo di esclusione, per questo si propone un patto nazionale per l’inclusione di anziani, migranti e famiglie fragili, formandoli a un uso umano della tecnologia. La transizione ecologica deve essere inclusiva per non lasciare indietro i più fragili, promuovendo comunità energetiche solidali e una formazione diffusa sulla giustizia climatica. Importante poi il dialogo con le istituzioni: la Chiesa deve “uscire dal ruolo di supplenza” per diventare un soggetto che genera visione e diritti, presidiando i tavoli decisionali con competenza. Il dibattito di questi quattro giorni è stato arricchito da contributi internazionali, tra i quali quello diMons. Christian Carlassare, vescovo di Bentiu in Sud Sudan, che ha richiamato l’attenzione sull’Africa come “forza vitale” globale, denunciando come lo sfruttamento delle risorse naturali, come il petrolio, spesso vada solo a vantaggio delle élite e produca inquinamento ambientale, senza generare benessere per la popolazione locale. Sullo stesso tono l’intervento di mons. Pierre Cibambo, presidente di Caritas Africa, che ha lanciato un appello per un “cambio di mentalità”: “Povertà e corruzione non sono una fatalità – ha detto – e anche la Chiesa africana, che fa parte essa stessa delle élite e ha formato le classi dirigenti nelle proprie scuole, deve interrogarsi”. Romano Prodi, già presidente del Consiglio, dialogando con i giovani, ha avvertito che l’Europa rischia di restare un “nano politico” se non supererà il diritto di veto, invitando il volontariato a trasformarsi in “azione collettiva” per rendere i problemi coscienza comune. Riguardo al tema dei conflitti globali il messaggio delle Caritas è netto: “La pace non è neutralità comoda – ha sottolineato don Pagniello -. Non è silenzio prudente. Non è equilibrio costruito evitando i temi scomodi. Pace significa anche compiere scelte concrete, personali e comunitarie”. “Le Caritas – ha concluso – sono chiamate anche a stimolare una nuova obiezione di coscienza contro tutto ciò che umilia la persona e rende normale l’ingiustizia. È l’obiezione di chi rifiuta di adattarsi all’indifferenza e continua a credere che la dignità umana venga prima del profitto, della paura e dell’interesse di pochi”. Il convegno si è chiuso con un omaggio a mons. Carlo Roberto Maria Redaelli, arcivescovo di Gorizia, che termina quest’anno il suo incarico di presidente di Caritas Italiana.

P.C.

Anche la Caritas diocesana di Ales-Terralba ha partecipato al Convegno nazionale delle Caritas diocesane.  “Annunciare il Vangelo e promuovere l’umano significa ricordarci che il Vangelo non è una teoria astratta, sottolinea   don Marco Statzu, direttore della Caritas diocesana di Ales-Terralba, “ma è sempre entrare in relazione con le persone: portarle al Signore ma anche portarle a sé stesse, cioè imparare a valorizzare i doni che il Signore ha fatto a ciascuno di noi. E quindi i poveri non sono più solo oggetto delle nostre sollecitudini ma diventano soggetti della loro vita, e dobbiamo aiutare anche i nostri operatori a non essere portatori di qualcosa da dare ma di essere donatori di sé stessi”. I quattro giorni di convegno a Sacrofano, densi di occasioni di dialogo e confronto, sono stati preziosi per ricordare le radici profonde del nostro servizio.

 “Un ‘esperienza di incontro e di formazione perché abbiamo avuto l’occasione di vedere persone che lavorano in Caritas di altre Regioni e di sentire quello che fanno”, afferma Valentina Mamusa, Responsabile Sportello orientamento. “Ho apprezzato l’attenzione che è stata data ancora una volta alla dignità e al valore della persona umana, quello che facciamo anche noi nei nostri Centri d’Ascolto: quando svolgiamo il nostro operato lo dobbiamo fare cercando di rispettare la dignità del prossimo che si sta aprendo con noi in quel momento e di tendere una mano amica, con una mente aperta e soprattutto scevra da pregiudizi. Non dobbiamo dunque mai perdere di vista quello che è il focus della Caritas, cioè quello di valorizzare le persone, valorizzare l’essere umano. La Caritas non offre solo sostegno economico a livello materiale, ma molto spesso dà alle persone conforto e vicinanza che non trovano dalle altre parti”.  Le fa eco Stefania Pusceddu, Referente comunicazione:  “Ho vissuto tante emozioni per la qualità degli interventi e ho apprezzato i laboratori, i percorsi emozionali, le mostre, le parole gentili e l’ascolto delle voci. Ogni attimo è stato un dono, un’occasione preziosa per farsi contagiare dall’entusiasmo dei giovani, per allargare lo sguardo dal nostro operato quotidiano in diocesi. Torniamo  pieni di speranza, dalla parte giusta, quella dei più deboli, per leggere i bisogni e offrire risposte, ma con la volontà di andare oltre, di interrogarci sulle cause della povertà, per difendere i diritti e far sentire la voce degli ultimi dove spesso non riesce ad arrivare”.