Le risposte della Caritas diocesana di Ales-Terralba ai bisogni più urgenti

14 Luglio 2025

Don Marco Statzu, da 6 anni direttore della Caritas diocesana di Ales-Terralba, in questa intervista ci parla dei problemi più urgenti nella diocesi, in un territorio tra i più poveri d’Italia, con tassi di disoccupazione, precariato e dispersione scolastica alle stelle. Ma ci invita a tenere viva la speranza, grazie alle mani tese dei tanti volontari Caritas, ad un ascolto e un accompagnamento che restituisce dignità e voglia di sognare, alle storie di rinascita, grazie ai progetti finanziati con i fondi 8xmille alla Chiesa Cattolica che aiutano le persone a camminare con le proprie gambe.

Chi sono i poveri oggi?

È difficile dare una risposta univoca, perché la povertà oggi è multidimensionale: è povero chi ha un lavoro precario, chi non arriva a guadagnare il sufficiente per vivere dignitosamente. È povero chi si ammala e non ha la possibilità di rivolgersi ai privati. C’è poi il grande problema della solitudine delle persone anziane, delle persone che hanno fragilità psichiatriche e delle loro famiglie, di donne sole che crescono i figli facendo lavori saltuari. Sono poveri moltissimi giovani senza formazione scolastica e professionale, che non hanno imparato un mestiere e non proseguono gli studi e sono destinati a ricalcare spesso le orme dei genitori e dei nonni.

Chi viene licenziato o comunque perde il lavoro dopo i 45-50 anni: il mondo del lavoro è una giungla dove nessuno incentiva l’assunzione di persone di mezza età, che pure magari in passato hanno acceso un mutuo per la casa, hanno un’automobile, devono pagare affitto e bollette.


I dati sulla povertà sono sempre più allarmanti. Spesso la povertà sembra essere un fenomeno ereditario. Come si può intervenire?

Purtroppo noi constatiamo spesso che la povertà è proprio un fenomeno ereditario: se un tempo i genitori, spesso con bassi livelli di istruzione e lavori umili, cercavano di dare ai propri figli un’alternativa migliore, facendoli studiare, diplomare e sovente anche laureare pur di non dover vivere una vita di sacrifici estremi, oggi sovente riscontriamo che la famiglia ha perso quell’impulso al miglioramento, all’uscita dalla povertà: ci si adagia nel qui e ora, nel soddisfacimento di bisogni (o talvolta capricci) immediati, che non stimolano alla crescita e al cambiamento.

Ovviamente il fenomeno è molto complesso, e assistiamo a reali difficoltà ad uscire da un sistema di dipendenza da aiuti e sussidi, soprattutto per chi non ha adeguati livelli di istruzione e formazione, e non ha attorno a sé un tessuto famigliare robusto, un sostegno morale e materiale nel momento delle grandi scelte della vita e anche nel verificarsi di eventi straordinari che condizionano il normale andamento dell’esistenza.  

Tra i bisogni più impellenti, quello abitativo e lavorativo. Cresce il numero di disoccupati ma anche di lavoratori poveri. Quali azioni mette in campo la Caritas?
 
La Caritas diocesana offre un servizio di orientamento, attraverso uno sportello dedicato, in cui i nostri operatori e volontari, con passione e competenza, ascoltano, indirizzano, suggeriscono e accompagnano le persone in difficoltà, senza mai sostituirsi ad esse, ma invece cercando di individuare strategie di uscita da situazioni di marginalità, di difficoltà improvvisa o continuata.

Abbiamo attivo in questo momento un progetto legato proprio all’abitare, che ci permetterà di farci un quadro attendibile della situazione per studiare poi proposte e strategie che sensibilizzino tutta la comunità: amministratori, proprietari di immobili, operatori del settore. Il paradosso è che in una Regione dove diminuisce il numero di abitanti si fa sempre più fatica a trovare una casa!


La dispersione scolastica è poi una delle emergenze di questo territorio, come la affrontate?

La dispersione scolastica è una vera e propria piaga, perché mina alla radice la possibilità di creare futuro. Noi cerchiamo di sensibilizzare attraverso alcune azioni dedicate ai ragazzi delle Scuole Superiori del territorio (che fanno un lavoro grandissimo), come il Progetto 10 Storie, per motivare i ragazzi all’impegno, le visite alle scuole, anche attraverso il Progetto Policoro, il doposcuola nato in alcune parrocchie della diocesi, per aiutare i ragazzi a svolgere i compiti, il sostegno personalizzato e gratuito a bambini con DSA o BES.

Tutte queste attività sono possibili grazie all’8xmille alla Chiesa Cattolica.


In che modo accompagnate le persone verso un nuovo progetto di vita?

I volontari e le volontarie della Caritas, insieme anche a operatori specializzati, nel continuo dialogo con le persone, nel far emergere le loro risorse personali, nel tirar fuori da loro il meglio che hanno, costruiscono insieme progetti personalizzati, realistici, graduali, per aiutare le persone a riprendere possesso della propria vita, dei propri sogni, e uscire dalla marginalità.

Un piccolo esempio: stiamo accompagnando quindi donne al conseguimento del titolo di OSS, per dare loro un’opportunità lavorativa, e ci auguriamo che questo percorso porti loro tutto il bene che si meritano, e sia anche un contributo per tutta la comunità, che vedrà donne forti e competenti rendersi disponibili in questo campo oggi così richiesto.